“Kristallnacht”, la Notte dei Cristalli

Fin dall’inizio dell’autunno 1938 la brutalizzazione dell’antisemitismo in Germania gravava pesantemente sull’atmosfera politica: crescevano le pressioni del regime e dei suoi più attivi sostenitori per il definitivo espatrio degli ebrei tedeschi e l’attentato fu subito strumentalizzato dal ministro della Propaganda Joseph Goebbels. Egli, con l’assenso di Adolf Hitler, imbastì rapidamente una imponente campagna propagandistica contro gli ebrei tedeschi e descrisse il fatto come un deliberato attacco del «giudaismo internazionale» contro il Terzo Reich, che avrebbe comportato le più «pesanti conseguenze» per gli ebrei tedeschi. La sera del 9 novembre, quando giunse la notizia della morte del diplomatico tedesco, scattò un vero e proprio attacco fisico contro gli ebrei e i loro beni in tutti i territori sotto il controllo tedesco, coordinato e ordinato da Goebbels. Al pogrom inizialmente parteciparono semplici membri del Partito nazionalsocialista (NSDAP) e civili tedeschi, ai quali, via via che la notizia della morte del diplomatico si diffondeva, si aggiunsero membri delle Schutzstaffel (SS), delle Sturmabteilung (SA) e della Gestapo, spesso “privatamente”, senza un ordine diretto dei superiori; indirettamente partecipò anche il Sicherheitsdienst (SD) di Reinhard Heydrich che, informato successivamente di quanto deciso da Goebbels, diede ordine alle forze di polizia di non reprimere le sommosse. Durante i disordini e nei giorni successivi fino al 16 novembre furono arrestati indiscriminatamente circa 30 000 ebrei maschi, poi condotti nei campi di concentramento di DachauBuchenwald e Sachsenhausen. I rapporti ufficiali dei nazisti parlarono di 96 morti ebrei, ma il numero effettivo fu in realtà di gran lunga più elevato (probabilmente fra i 1000 e i 2000), specie se considerati i maltrattamenti inflitti dopo gli arresti. Furono colpiti simboli, strutture comunitarie e i mezzi di sostentamento della comunità ebraica; oltre 520 sinagoghe vennero bruciate o completamente distrutte, centinaia di case di preghiera e cimiteri vennero demoliti, furono assaltate scuole e orfanotrofi e migliaia di luoghi di aggregazione ebraici, assieme a migliaia di esercizi commerciali e abitazioni private di cittadini israeliti.

Nel linguaggio comune il Novemberpogrome 1938 (“Pogrom del novembre 1938”) fu ribattezzato Reichskristallnacht (“Notte dei cristalli del Reich”) o più semplicemente Kristallnacht (espressione fatta circolare da parte nazionalsocialista e diffusasi poi nella storiografia comune), termini di una certa valenza derisoria in quanto richiamano le vetrine distrutte. Il pogrom diede un’accelerazione all’inasprimento della Judenpolitik (“politica ebraica”) nel territorio: in una riunione ministeriale del 12 novembre fu deciso di varare una serie di decreti che dessero forma concreta ai vari piani di esproprio dei beni ebraici discussi nei mesi precedenti. Una stretta sulla legislazione razziale che fu il preludio di una futura forzata emigrazione degli ebrei dalla Germania.