[separator style=”center” title=”Aldo Finzi (4 febbraio1897-7 febbraio1945)”]

Aldo Finzi (4 febbraio1897-7 febbraio1945) nasce a Milano ma proviene da un’antica famiglia mantovana in cui l’amore per la musica era tradizionale: una zia paterna di Finzi fu una celebre soprano, Giuseppina Finzi Magrini.
Nel culto famigliare per la musica crebbe Aldo Finzi, che ebbe i primi insegnamenti dal nonno materno, come hobby un valente flautista.
Forte degli insegnamenti del nonno e per passione personale Finzi, possiamo ben chiamarlo un autodidatta, divenne un raffinato musicista le cui prime composizioni attirarono l’attenzione di grandi editori musicali fra cui Sonzogno e Ricordi.

Ricordi ne pubblicò alcune liriche, i poemi sinfonici “L’infinito” (premio alle celebrazioni marchigiane) e Cyrano di Bergerac (nel programma del concerto alla Carnegie Hall), ispirato alla celeberrima pièce di Rostand e segnalato da una commissione composta da Franco Alfano, Ildebrando Pizzetti e Arturo Toscanini, per grande orchestra, legni a tre, ottoni al completo, due arpe, archi, una percussione assai nutrita e il raro sistro, che Sanzogno dice essere “esempio unico di impiego nella musica d’arte di cui Finzi si avvale con tocchi di raffinata eleganza”.

Il Cyrano, eseguito per la prima volta a Firenze dall’orchestra stabile fiorentina, antesignana del “Maggio”, ebbe un successo grandissimo, come attestano i giornali del tempo.

Seguirono riconoscimenti a concorsi ed esecuzioni coronate da successo, effettuate da importanti interpreti italiani quali Vittorio Gui e il Quartetto Poltronieri.

Scrisse poi un’opera lirica giocosa su libretto di Carlo Veneziani: “La serenata al vento”, recentemente pubblicata da Ricordi/Universal ed eseguita in prima mondiale nel 2012 al Donizetti di Bergamo, pieno in ogni ordine di posti. Nel 1937 il Teatro alla Scala indice un concorso per due opere nuove da eseguire durante le stagioni 1937/38 e 1938/39. Finzi partecipò al concorso scaligero con questa sua opera e nell’autunno del 1937 – così racconta il figlio oggi 92enne di Finzi (sulla vicenda vi è anche un ampio servizio della televisione israeliana) – il Maestro Pick-Mangiagalli, Direttore del Conservatorio di Milano e membro di diritto della commissione giudicatrice, lo avvicinò nella galleria milanese che congiunge piazza della Scala a piazza del Duomo, luogo di incontro dei milanesi e particolarmente della gente della Scala, per confidare al giovane collega: “Non dovrei dirglielo, Maestro, ma la sua opera ha vinto il concorso alla Scala”. Poi si rivolse al figlio di Aldo incaricandolo di portargli l’indomani, alla Scala, un certo numero di copie del libretto “per studiare scenari e costumi”.

Tuttavia l’annunzio ufficiale di questa vittoria, atteso entro il 30 giugno del 1938, non arrivò mai e la selezione fu annullata perché ufficialmente nessuna opera era stata giudicata all’altezza di essere rappresentata. Finzi cominciò a temere che fosse il segnale dell’approssimarsi di leggi razziali, vista la violenta campagna antisemita dei primi mesi del 1938, identica a quanto era avvenuto in Germania 5-6 anni prima. Il dubbio era reso più fondato dal riavvicinamento di Mussolini a Hitler.

Fu purtroppo presago: nel settembre 1938 all’emanazione delle leggi razziali seguirono le persecuzioni degli ebrei, la proibizione di ogni carriera liberale, di detenere una radio, il divieto di eseguire musiche opera di ebrei. Così ebbe fine – a soli 39 anni – la carriera musicale di Aldo Finzi che rifiutò una cattedra a Chicago per rimanere in Italia con la propria famiglia.

Restano le sue opere: oltre ai poemi sinfonici già citati, parecchia musica da camera, un arduo Quartetto considerato fra i più belli del ‘900 “…nel quale – come scrive la Carapella in seguito all’esecuzione da parte del Quartetto Bartok – si manifesta la naturale inclinazione di Finzi a non perdere mai di vista il lirismo della frase melodica”, un delizioso, vero pezzo di grazia, pezzo per pianoforte “Pavana”, altri poemi sinfonici fra cui “Sinfonia romana”, ma soprattutto, il suo testamento spirituale, il “Salmo per coro e orchestra”, che scrisse senza neppure l’ausilio del pianoforte, nello squallido rifugio trovato in Torino dopo esser sfuggito nell’autunno del 1944 alla cattura delle – così si dichiararono – SS italiane, che mostrarono un foglio recante un’intestazione del comando tedesco. I delatori che denunziavano un ebreo percepivano – si sa – un compenso.

Negli anni di imposto silenzio, Finzi iniziò a musicare “Shylock”, lasciato incompiuto dopo il primo atto ed eseguito nel 2008 in prima mondiale a Milano con l’Orchestra della Radio di Mosca.

Il Salmo – eseguito per la prima volta al Conservatorio di Milano per celebrare i tremila anni della fondazione di Gerusalemme – voleva essere un canto di ringraziamento al Signore per la salvezza data a lui e alla sua famiglia: si era, infatti, consegnato a quelle sedicenti SS italiane per evitare la cattura del figlio. Corrotti, per verità, con i pochi soldi rimasti, dopo aver strappato dall’anulare della moglie la fede nuziale d’oro, si allontanarono con lo scarso bottino, invitando il Maestro e i Suoi famigliari, moglie e figlia di 8 anni, a raccogliere altro danaro, altri beni che sarebbero tornati più tardi a prelevare.

Altre forti emozioni, fra cui l’accesso delle Brigate Nere di triste fama alla pensione ove lui e famiglia avevano potuto nascondersi, finirono per fiaccare il Suo cuore. A 48 anni, il giorno del Suo compleanno, fu colpito da un infarto: morì tre giorni dopo. La sua ultima invocazione fu: “Fate eseguire la mia musica”.

Solo la moglie Lina seguì il Suo funerale: fu sepolto sotto falso nome.
Dopo decenni di oblio, colui che oggi è stato definito lo Strauss italiano – pur essendo un eclettico risentì delle tendenze dell’epoca fra cui appunto Strauss, che conobbe personalmente, Debussy e Respighi su tutti – è oggetto di una riscoperta di amplissimo respiro e le musiche sono ormai state eseguite in quasi tutto il continente europeo, oltre che in USA, Canada, Panama, Messico, Israele, Giappone, Australia.

Così scrisse Benzing, critico del Corriere della sera in occasione della prima esecuzione di Shylock di cui verrà ripetuta alla Carnegie Hall l’ouverture: “Quel che conta è la musica di Finzi, dal profilo nobile e potente, scultorea nei recitativi, ardente nel gesto drammatico e nell’ispirazione lirica. Può ricordare il giovane Strauss per densità sinfonica, Pizzetti nel flusso dei declamati”.

Per ulteriori informazioni, foto e video consultate il sito www.aldo-finzi.com