La famiglia Asgadom

La famiglia Asgadom è immigrata in Israele nel 2021 ed è stata subito accolta in un centro di assorbimento nel sud del Paese. La famiglia è composta da una coppia di genitori istruiti condue figli adulti (20 e 16 anni). Il signor Asgadom lavorava in Etiopia come meccanico in una fabbrica; sua moglie come segretaria. La coppia è sposata da 35 anni.
Durante il primo incontro pre-Aliyah in Etiopia, il signor Asgadom parlò del suo intenso desiderio d’immigrare in Israele. I suoi genitori lo fecero molti anni prima e lui ha sempre creduto che un giorno, insieme alla propria famiglia, si sarebbe riunito a loro in Israele. È stata un’attesa angosciante di 24 anni nel campo di transito di Addis Abeba. “Ora – dicono gli Asgadom – abbiamo tutto. La Terra d’Israele è un bene per gli ebrei. Ci fa male il fatto di non essere più giovani. Avremmo potuto fare strada in Israele con le opportunità offerte”.
Tuttavia, la coppia non è pienamente soddisfatta. Al figlio sposatosi poco prima dell’immigrazione dei genitori, è stato negato il diritto di fare l’aliyah  con loro.
La famiglia è profondamente addolorata e colpita dalla separazione. Desiderano vedere il figlio e la nuora. Gli Asgadom dicono che non possono essere completamente felici fin quando una parte integrante di loro è assente. “Con un figlio lasciato in Etiopia, il senso di colpa accompagna la gioia di essere finalmente qui”.
Ancora per migliaia di famiglie molte sono le lacrime per la separazione da consanguinei lasciati indietro a causa del numero limitato di permessi concessi poco per volta e per la necessità d’ingenti fondi necessari per operazioni così importanti. L’assenza di un caro è una mancanza quotidiana che complica l’assorbimento e l’integrazione nel nuovo Paese, influisce sulla capacità di concentrazione durante i vari corsi e rende difficile godere di quelli che dovrebbero essere momenti felici.
Ogni giorno la famiglia Asgadom prega per l’immigrazione del figlio. Continuano a chiedere l’assistenza del personale del centro di assorbimento per qualsiasi indicazione di speranza.
L’esperienza di questa famiglia è solo una delle migliaia di angoscianti calvari che permeano la vita degli immigrati dall’Etiopia.


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