Progetto Nativ

Israele vanta una società variegata. Ciò che unisce la maggior parte degli israeliani non è solo la nazionalità ma anche la fede e l'eredità genetica. Ogni anno migliaia di soldati arruolati nell’IDF, per la maggior parte provenienti dai paesi dell'ex-Unione Sovietica che hanno fatto l’Aliyah negli anni passati, si sottopongono a estenuanti addestramenti, giurano fedeltà allo Stato di Israele, e difendono il paese con grande senso di responsabilità. Nonostante ciò non sono considerati ebrei secondo la Halacha’ (legge ebraica).

Questi giovani difensori di Israele, non sempre ne conoscono appieno la storia, il patrimonio culturale e la forza della propria identità ebraica. L'Agenzia Ebraica ed il Keren Hayesod aiutano questi ragazzi a ritrovare le loro radici e a rinforzare la loro identità  grazie al programma educativo Nativ.

La recente pandemia ha generato molti disagi e problemi, ma ha anche creato nuove opportunità di sviluppo per NATIV.

Il benessere e la sicurezza dei soldati sono la priorità di Israele che pertanto si é organizzato per portare classi di studio virtuali a casa dei soldati in quarantena, come da provvedimento governativo.

I corsi di Nativ si tengono ora quasi interamente online. I soldati possono collegarsi da casa per seguire le lezioni e partecipare anche ad altri eventi come ad esempio una festa a cui hanno partecipato 650 giovani. Yonina, un duetto musicale formato da marito e moglie che ha già lavorato con Nativ in passato, ha deliziato i soldati con una bellissima performance. Sono intervenuti anche Isaac Herzog, presidente della Agenzia Ebraica, alti ufficiali e funzionari della IDF, i rappresentanti del rabbinato e Binyamin Ish Shalom, presidente del progetto Nativ. Tutti gli ospiti hanno espresso la propria gratitudine ai soldati per la loro devozione allo Stato di Israele e al Popolo Ebraico.

I soldati del programma Nativ, per “dare alla società” in cambio di quello che ricevono, sono impegnati anche in un progetto di volontariato dedicato ai disabili.