La Storia di Israele

Theodor Herzl

Il sogno di Theodor Herzl

Il Sionismo, è il movimento politico e ideologico che ha operato, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, per la nascita del nazionalismo ebraico. Il suo scopo primario era quello di creare le condizioni affinché gli ebrei potessero ritornare a essere gli artefici del proprio destino politico.

Chi riuscì a imprimevi lo slancio necessario per renderlo un movimento politico di rilievo fu Theodor Herzl, giornalista ungherese che, dopo l’ondata di odio antiebraico che sconvolse la Francia del caso Dreyfus – ufficiale ebreo accusato di alto tradimento e poi riconosciuto innocente – fece della lotta all’antisemitismo e della creazione di uno Stato ebraico le proprie ragioni di vita.

Nel 1896 pubblicò Lo Stato degli ebrei e nel 1897 convocò a Basilea il primo Congresso Sionista, dove si definirono gli scopi del movimento e si crearono gli strumenti per raggiungerli: l’Organizzazione Sionista Mondiale; una banca per finanziarne i progetti; mezzi d’informazione per diffonderne le idee.

La Dichiarazione Balfour, emanata dal governo inglese nel 1917, fu interpretata come il via libera al coronamento di questi progetti. Sotto il Mandato britannico la comunità ebraica, che in Palestina diventava sempre più numerosa, si diede nuovi e più efficaci organi di coordinamento con il compito, fra gli altri, di affrontare i crescenti problemi di coabitazione con gli arabi: nel 1939, infatti, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, le tensioni si aggravarono notevolmente.

La storia del Keren Hayesod e di Israele sono strettamente collegati.

La guerra e la tragedia della Shoah rappresentarono lo spartiacque fondamentale. Di fronte allo sterminio di un popolo e al silenzio delle nazioni civili, i dirigenti del Sionismo mondiale decisero di abbandonare ogni prudenza.

Nel 1942, all’hotel Biltmore di New York, affermarono che da quel momento tutti i loro sforzi si sarebbero concentrati sulla salvezza del popolo ebraico e sulla nascita dello Stato d’Israele. Ciò avvenne il 14 maggio 1948: fu il coronamento di un sogno che sei milioni di vittime del genocidio nazista non avrebbero mai potuto vedere realizzato.

Herzl morì nel 1904 molto prima di veder nascere lo Stato d’Israele, ma la sua intuizione e i suoi sogni vennero tenuti sempre vivi attraverso le opere fondate a suo nome, di cui Israele è piena.

Dichiarazione Balfour (Londra, 1917)

Nei contraddittori disegni britannici la Palestina doveva essere la terra dove far nascere un “focolare nazionale ebraico”, così come solennemente sancito dal governo inglese nella Dichiarazione Balfour (poi inclusa nel Mandato come documento di diritto internazionale). Il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri Arthur James Balfour firmò il documento nel quale Londra prometteva di favorire la realizzazione delle aspirazioni sioniste. Nel 1919, a seguito della dichiarazione Balfour, l’Organizzazione Sionista Mondiale presentò alla Conferenza di pace di Parigi un piano di spartizione territoriale che, però, venne rifiutato.

His Majesty’s Government view with favour the establishment in Palestine of a national home for the Jewish people […]”

Il Governo di Sua Maestà guarda con favore la costituzione in Palestina d’un focolare nazionale per il popolo ebraico […]

- Dichiarazione di Balfour, 2 novembre 1917

Libro Bianco (Londra, 1922 e 1939)

Il 30 luglio 1922 Winston Churchill espone la politica del governo britannico verso la Palestina in un documento conosciuto con il nome di primo Libro Bianco, inaugurando una serie di misure destinate a ostacolare l’immigrazione ebraica e a limitare notevolmente la portata della Dichiarazione Balfour. Nel 1939 Londra pubblicò un nuovo Libro Bianco che, di fatto, “cancellava” la Dichiarazione di Balfour e bloccava quasi del tutto l’immigrazione ebraica, limitandola a un massimo di 75.000 ebrei nell’arco di cinque anni e vincolandola all’assenso degli arabi: fu una vera e propria condanna a morte per centinaia di migliaia di ebrei europei, che si videro sbarrare l’unica via di salvezza dalle persecuzioni naziste.

Incontro di Evian (Francia, luglio 1938)

Nel 1938, quando in Germania il nazismo stava appesantendo sempre di più la sua politica di discriminazione razziale e sempre più grande era il numero degli ebrei tedeschi che chiedevano di emigrare verso altri Paesi, sembrò che l’aiuto potesse venire dagli Stati Uniti. Il presidente americano Roosevelt convocò a Evian-Les-Bains, in Francia, una conferenza che ebbe luogo tra il 6 e il 15 luglio 1938, cui parteciparono 32 nazioni con lo scopo dichiarato di affrontare il problema dell’immigrazione ebraica dalla Germania e dall’Austria, ormai annessa al Reich. La Germania non era stata invitata, l’Italia declinò l’invito, l’URSS e la Cecoslovacchia non erano rappresentate. Le buone intenzioni del presidente americano apparvero subito molto dubbie, perché fin dall’inizio fece sapere che non erano previsti aumenti delle quote di immigrazione negli Stati Uniti, e che la stessa cosa non si poteva pretendere dagli altri Paesi.

La comunità ebraica internazionale, tuttavia, accolse con entusiasmo l’annuncio della conferenza, convinta che fosse un segnale di presa di coscienza del mondo della brutalità delle persecuzioni naziste e che, di conseguenza, si arrivasse a individuare dei luoghi dove gli ebrei avrebbero potuto essere accolti e insediati stabilmente. Di fatto, soltanto la Danimarca, la Repubblica Dominicana e l’Olanda acconsentirono ad accogliere qualche migliaio di profughi. I nazisti ebbero così la prova che le nazioni non intendevano schierarsi contro di loro sulla sorte degli ebrei e si sentirono legittimati nella loro politica di oppressione.