In memoria di Jacopo ed Esther Ghitis z'l

Milano - Tel Aviv, due vite per Israele

Sembra non ci sia occasione migliore di Hannukah, la “festa delle luci”, per ricordare una meravigliosa coppia di leader ebrei e sionisti, attivisti e generosi donatori, che hanno portato la luce in tutto Israele, per decenni.

Jacopo Ghitis, Jasha per gli amici e i parenti, era nato il 1 maggio 1909 a Usita Veche, in Ucraina, da una famiglia profondamente sionista. Jacopo e la sorella maggiore ricevettero un’educazione ebraica tradizionale, ma a otto anni Jasha dovette affrontare con la sua famiglia il periodo turbolento della Rivoluzione Russa e solo dopo infinite difficoltà, una vita di stenti e perfino la prigione riuscirono a scappare a Jasi, in Romania.

Jasha frequentò la scuola a Cernovitz dove cominciò a interessarsi alla vita ebraica della comunità e a partecipare ad attività sioniste. Divenne presidente dell’organizzazione studentesca ebraica ed entrò nel movimento giovanile ‘Betar’ e nel Maccabi. La sua vita cambiò quando incontrò Zeev Jabotinsky a Cernovitz. Jasha rimase molto colpito dalla sua filosofia e ne subì l’influenza per tutta la vita. All’età di diciassette anni, fu arrestato insieme ad altri studenti ebrei a causa di discorsi con una decisa impronta sionista proclamati nella pubblica piazza.

Dopo la maturità e il servizio militare presso la scuola ufficiali rumena, studiò all’università di Praga e di Mulhouse, laureandosi in ingegneria tessile nel 1932. Quindi, lavorò nell’azienda tessile di suo padre a Jasi, espandendo notevolmente l’attività.

Anni dopo fu arrestato dal governo fascista rumeno per le sue attività sioniste e trasferito al campo di concentramento per prigionieri politici di Targu Jiu. Riuscì a fuggire spostandosi di alloggio in alloggio quasi ogni giorno e non fu più ripreso. Durante la sua permanenza nel campo di concentramento, gli Ebrei di Jasi dovettero subire l’orrore di un Pogrom, nel giugno 1941, nel quale Jacopo perse suo padre e molti amici.

Nel 1943 (presumibilmente), Jacopo, con la madre e gli zii, si è imbarcato verso quella che era allora la Palestina sotto il Mandato Britannico. Lì, insieme ad amici, ha fondato due fabbriche tessili.

Esther nacque a Satu Mare, in Romania, nel 1923 in una famiglia ungherese. Aveva due sorelle minori. La famiglia si trasferì presto a Bucarest, dove Ester frequentò il liceo francese mentre suo padre sviluppava un business di successo. Aveva però previsto che ci sarebbero stati tempi duri per gli Ebrei, quindi emigrò in Palestina nel 1940. Ma la famiglia fu costretta a lasciare quasi tutti i propri averi in Romania e a ripartire da zero. Ester decise di arruolarsi nell’esercito inglese in Palestina, allora sotto il mandato britannico.

Nel 1946 incontrò Jacopo e fu amore a prima vista. Si sposarono nel novembre dello stesso anno.

La situazione economica in Palestina era difficile e i due stabilimenti tessili che Jacopo aveva aperto insieme ad amici furono distrutti nei primissimi giorni dei tumulti del 1948. Così Jacopo ed Esther partirono per l’Italia, dove Jasha impiantò una nuova attività che lo trasformò nel maggiore importatore di lana dall’Australia e dalla Nuova Zelanda.

Ebbero due figli, William e Liliana, che crebbero a Milano, ma per Jacopo ed Esther Israele rimaneva sempre il centro del loro mondo. Jasha cominciò a interessarsi alla vita della comunità ebraica di Milano e alle sue attività. Diventò consigliere della comunità e poi iniziò a occuparsi anche del Keren Hayesod. Fu eletto Presidente per l’Italia nel 1965. Lavorò con grande passione, anteponendo sempre Israele e il Keren Hayesod ai propri interessi privati. Nei periodi di emergenza delle guerre del 1967 e 1973 si dedicò al KH con tale dedizione che ottenne risultati straordinari. L’Italia fu, infatti, fra le nazioni che riuscirono a raccogliere le maggiori donazioni. Jacopo ed Esther si mobilitarono entrambi impegnandosi al di là delle proprie forze per il Paese del cuore minacciato. Organizzarono e guidarono un’iniziativa di volontariato finanziario a favore di Israele senza precedenti. In questa operazione erano entrambi soldati, ma anche leader.

Nel 1979 Jacopo ed Esther decisero che era giunto il momento di fare l’aliyah e partirono dall’Italia alla volta di Tel Aviv. Jacopo divenne membro del Board of Governors dell’Agenzia Ebraica. Sostenne fin dall’inizio il piano di riqualificazione del territorio (Project Renewal). Una delle sue ultime iniziative pubbliche fu la posa della prima pietra, nel 1982, di una palestra a Sderot, un progetto del Keren Hayesod. La palestra è stata intitolata a suo nome nel 1985, un anno dopo la sua morte.

Esther è stata una grande sostenitrice, per moltissimi anni, del Villaggio per giovani Israel Goldstein dell'Alyat HaNoar. Verso la fine degli anni ‘60, inizio degli anni ’70 del secolo scorso, raccolse da sola i fondi per la costruzione del centro culturale Einaudi. Più recentemente riuscì a raccogliere ancora più fondi per la sua ristrutturazione. Si dedicò con grande entusiasmo al sostegno del Villaggio e non si stancava mai di trovare nuovi modi per sensibilizzare i suoi interlocutori e raccogliere fondi. Sponsorizzò concerti e seminari sia a Milano che a Tel Aviv devolvendo i fondi raccolti al Villaggio. Contattava le sue numerose conoscenze, ebree e non, convincendo molte persone a contribuire generosamente alla ‘sua’ causa. L’amore e la dedizione di Esther per Israele e il Villaggio erano sconfinati. Dopo la morte di Jacopo, il Villaggio ha dedicato un giardino nel centro del campus a Esther e Jacopo.

Esther è deceduta a giugno 2016.

Esther e Jacopo erano molto uniti, una bellissima coppia, e una delle cose che li univa era il loro idealismo, più grande di qualsiasi altra cosa; avevano l’energia dei combattenti, un dinamismo straordinario che consentiva loro di superare qualsiasi ostacolo pur di portare a termine i loro progetti. Israele era sempre nei loro pensieri, un sogno prima della fondazione dello Stato e in seguito una realtà che doveva essere sviluppata e sostenuta giorno dopo giorno. Credevano nell’amare ed essere amati, non concepivano l’odio, sebbene la vita li avesse spesso messi alla prova. Non perdevano mai la fede e il coraggio. Guardavano sempre al domani con grande ottimismo.

Hanno dedicato la loro vita a Israele, hanno combattuto per Israele e dopo una vita di impegno e amore straordinari, ora riposano entrambi nel ventre d’Israele, uno vicino all’altro, in pace.

Rendiamo omaggio alla loro memoria.